10mila km, jazz, improvvisazione.

ho sempre amato il jazz, principalmente per un motivo, la sua componente improvvisativa mi affascina. Non potrei vivere senza improvvisare qualsiasi cosa, qualsiasi azione, qualsiasi idea che mi parte dalla testa deve avere la sua componente improvvisativa.
Perchè improvvisare significa esplorare, mettersi alla prova ed affrontarla coi mezzi che si hanno “in tasca”.
In fondo fare una gara o affrontare una lunga prova col corpo e con la mente è simile ad eseguire, suonando, un brano jazz; esiste in tutto questo una parte composta, cioè scritta e arrangiata, e una parte improvvisata.
Ma il jazz non è il solo a sobbarcarsi questo onere, a sostenere questo “impegno” sulla legittimità dell’improvvisazione, anche mille anni prima, prima cioè che la musica afroamericana prendesse forma, successe la stessa cosa con la musica polifonica; quando i monaci eseguivano i canti Gregoriani, questi erano totalmente improvvisati, ricordati e riprodotti, ed ogni esecuzione era unica.
Ecco, l’unicità.
In quest’ottica, la preparazione diventa come un valore quasi non necessario, un “di più” che sotto un certo punto di vista non serve; raccogli il coraggio e le tue forze e valuta cosa puoi fare, improvvisando con le tue possibilità.
Vogliamo chiamarla consapevolezza? oppure, andando più in profondità, la capacità immediata di essere consapevoli su ciò che possiamo fare?
Bene, detto questo, fra pochi giorni il mio viaggio finirà, nello specifico, sono otto mesi che mi sto preparando per una PROVA, la Leadville 100 MTB, e il 13 agosto tutto finirà, o meglio, inizierà la parte più bella e più significativa del viaggio.
Cosa mi porto in Colorado? La consapevolezza di potercela fare? Sicuramente questo sì, rafforzata da diecimila kilometri percorsi in bicicletta in questi otto mesi.
Quanto influirà la mia capacità di improvvisare e quanto la mia preparazione?
Ora non posso saperlo, ma nel frattempo sono consapevole di essere, l’insieme di tutte le mie esperienze, le mie gare, tutte le situazioni che mi hanno costruito fino a qui per diventare più maturo e più forte, in una linea di partenza, come sempre gremita da altri atleti, tutti forti, tutti unici, tutti diversi e tutti uguali.
tutti uguali in fondo, ma diversi, perchè dove finisce il nostro corpo, inizia la nostra unicità.

 

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