La salita del macello (parte 2) Il Protocollo di allenamento.

Proseguo il racconto sul viaggio in Colorado, riprendendo dal giro di Durango.

13886414_10209003593801400_4701978992704227353_n

Il giorno dopo parto per Crested Butte, altro pilastro della storia della MTB, dove, negli anni 70′ , il “paesello” diventa famoso per le gare dei primi Klunker, i pionieri della mtb che girano con le bici modificate chiamate appunto Klunker.

Vivo per due splendidi giorni all’International Hostel, luogo vivace e piacevole, dove soggiornano persone di tutti i tipi, amanti della natura, dell’outdoor, sportivi, donne, uomini, ragazzi, giovani e meno giovani, faccio conoscenze, bevo birre in compagnia, ceno, giro in mtb…

Salgo fino allo Schofield pass, 3400m slm, sento che non ancora sono abituato all’altura, pedalo piano e ho il fiato corto. Mi serve ancora tempo mi dico, e spero vivamente di riuscire. Non devo far altro che aspettare, dormire, mangiare e allenarmi (piano) in altura, sono a 2900 e questa è l’altitudine che mi accompagnerà nei prossimi giorni, fino a Leadville.

Il giro e il 2,3 bifosfoglicerato.

crested

In cosa consiste il mio protocollo? In primo luogo è stato necessario fare delle considerazioni sull’altura, quindi, considerare l’adattamento ematico che avviene naturalmente con la produzione di 2,3 bifosfoglicerato, un composto che modifica la curva di legame dell’ossigeno all’emoglobina, e si adatta nei suoi valori quando l’ossigeno “scarseggia”. Dopodichè sono partito col concetto che, più potente ero a livello aerobico (considerando nello specifico i due sistemi energetici che più mi interessano, “endurance parlando” ossidativo e glicolitico sia aerobico che anaerobico) e meglio potevo sopportare ed essere piuttosto efficace in una condizione di scarsità di O2.

E così ho fatto, introducendo già da dicembre lunghi allenamenti in bici, 90% aerobici (cioè dando stimoli al sistema glicolitico aerobico) e il restante con minime variazioni 10% sul glicolitico anaerobico. Da marzo in avanti, ho iniziato (volutamente tardi) a stimolare la frazione utilizzabile di VO2MAX, e così ho fatto per tutta la stagione fino ad arrivare al 13 agosto, giorno della gara, in cui stavo molto bene e ho chiuso la corsa di 167km in 9 ore e 22′.

Ore in sella e kilometri. Ne ho fatti tanti, mi sono presentato alla Leadville con oltre 10milakm nelle gambe, uscite da 140-170km su strada e fino a 120 in mtb, con molto sterrato e salite abbastanza lunghe; anche il volume ha fatto la sua parte, e più è fatto con qualità e meglio è.

La gara

lead

Sono stati quattro giorni magnifici, in compagnia degli amici messicani, Jorge Alfredo, Jorge Gab, Horacio  e Ruben. Avevamo base a Copper mountain, a circa 30km da Leadville.

Quando ho scattato questa foto ho capito perchè il luogo si chiama Copper Mount’n, pensavo fosse per le miniere di rame (cuprum in latino, copper in inglese…) invece è per questi colori del tramonto, nuvole e montagne color rame! (il pickup non centra nulla).

14269795_10209286190826149_1969607780_n

Ci spostavamo con un mezzo “fuori di testa”, un grosso Dodge RAM 5.7 (lo vedete qui sotto), carica la bici e via!

13876354_10209034287408721_2061957462531837476_n

Nei giorni precedenti la gara abbiamo fatto sopralluoghi in punti importanti del percorso, fra cui la salita del powerline, che si fa al ritorno al 126° km e in discesa al 30°.

Com’è andata?

Al mattino c’erano 3°, erano le 5,40, tempo di scaricare la bici dal pickup, e mi accorgo che il numero era sparito! stranamente, solo il mio, era volato via col vento… dal cassone del furgone. abbiamo subito raggiunto la direttrice di gara Abigail Long e in men che non si dica mi fornisce un altro numero, dal 2054 passo al 2269, ma non cambia nulla, sono sempre in ultima griglia, mi aspetta una corsa tutta in salita.

14045535_10209057981041047_8209019061949167146_n

Ma la sfortuna infierisce ancora, nell’estrarre il tubo della pompa dalla valvola della ruota anteriore, mi esce tutto il corpo e la ruota si affloscia. La rigonfio prontamente, ma in griglia mi accorgo che la ruota non sta in pressione… panico, la ruota è circa a 1 bar e la corsa sta per partire, non posso gonfiare ora. Decido di partire così e ai piedi della prima salita mi fermo a gonfiare per non perdere troppo tempo nei confronti del gruppone che rallenta appunto per via della salita.

Ma purtroppo l’operazione non mi riesce bene, gonfio poco, riparto ma in cima alla prima salita c’è il gazebo della Mavic, mi fermo e me la faccio gonfiare a 2bar e mezzo, non conoscendo il problema, sto dalla parte del sicuro ed esagero per questo motivo. Infatti la ruota resta così per tutta la gara, era solo una questione di stallonamento.

Verso i 110-120 km buco al posteriore, sento l’aria che esce un pò, la ruota gira e il liquido che esce richiude dopo poco il buco, resto calmo e tranquillo, non mi fermo, il liquido fa il suo lavoro…. ma ogni volta che prendo un sasso un pò consistente il buco si riapre ma quasi subito si richiude.

La gara procede km dopo km, dopo i 130, devo far fronte a gestire diverse situazioni di crisi, qualche crampo, e dolore alle piante dei piedi, quest’anno purtroppo ne ho sofferto molto. La corsa procede, ho l’occhio sul Garmin, voglio stare sotto le 9 ore, voglio la Gold Buckle, sono a sei ore e mezza, sette, sette e mezza, otto, otto e mezza, a nove ore sono a 160km ma la gara non è ancora finita, sono a un passo da Leadville, non ci fanno passare dalla stessa strada asfaltata della partenza, ci aspetta un giro largo del paese, sempre su sterrato, che poi diventa un letto di un torrente secco, pieno di sassi e sabbia e c’è anche il vento contrario. Scendo e spingo, sono gli ultimi 4 terribili km pesantissimi che mi portano al traguardo in 9 ore e 22 minuti. E’ fatta.

La corsa è stupenda, sensazioni incredibili, tifo ovunque, vento, polvere, ore che passano via veloci, due litri e mezzo di glucosio, due pezzi di banana, 2 gel GU, un pò d’acqua. Basta, il resto è nelle mie gambe e nella mia testa.

La salita al Columbine è bellissima, ho postato anche il video su facebook, che mi ha girato Jorge Alfredo quando lo sorpasso, le gambe frullano bene, l’altura non so cosa sia, è il mio giorno, è come se pedalassi per salire il Passo Carnevale da Marradi a Palazzuolo, sali  a destra, e a sinistra ti scendono  i corridori che sono davanti a te, poi dopo tocca a te, scendo come un pazzo, prendo molti rischi, ma devo recuperare, i primi 100km di gara li pedalo a tutta, 85% della velocità massima, senza risparmio, la gara è quella ed è li che si deve correre.

14281329_10209286470073130_1607803578_n

Sembra una tappa di un grande tour, spettatori, casino, moto, gazebo, grande organizzazione, grande coinvolgimento; siamo nel tutto.

dsc07657-2

nove ore e ventidue minuti, il mio tempo per correre a Leadville, la corsa che incrocia il cielo, la mia salita del macello, la più breve ma sempre la più dura.

Tutto inizia sempre da qui, “arrivare in cima senza scendere”, è ciò che faccio ancor oggi.

stravalead

insisto coi selfie….

2016-08-09-10-32-05

ciao!

 

Annunci

2 thoughts on “La salita del macello (parte 2) Il Protocollo di allenamento.

  1. Cirofoster settembre 9, 2016 / 6:09 pm

    Grande gara grande resoconto…sei un mito….ma hai provato i plantari nelle scarpe da mtb?

  2. samueleperonidoublelife settembre 9, 2016 / 9:36 pm

    grazie Ciro! non ho mai provato… ci sto ragionando. grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...