Il ciclista che metteva la legna in cantina per bruciarla in estate.

Portare a termine un lavoro richiede pazienza, attesa, concentrazione, costanza, come la lettura di un libro dal quale si voglia assaporare fin nel profondo il suo significato. Ecco perché il titolo di questo scritto vuole fare il verso al celebre scrittore giapponese Murakami, che ha fatto del surrealismo nella sua scrittura, la migliore interpretazione che possa tessere le trame intricate della nostra esistenza. Surrealismo richiamato, in questo caso metaforicamente con, se vogliamo, un ossimoro, composto nel titolo dove si richiama l’azione di accantonare legna da ardere in un periodo in cui non serve produrre calore.

Produrre energia e prepararsi per.

Prepararsi per produrre energia e produrre energia per prepararsi. Giorno dopo giorno, vivere la propria vita per costruire il percorso che ci porta all’obiettivo prefissato, un obiettivo, ma in realtà un susseguirsi di tanti e relativamente brevi obiettivi che costituiscono il viaggio.

Si riempie e si svuota.

lasciatemi scrivere una poesia stasera. Posso alzarmi al mattino ed ascoltare Albachiara di Vasco Rossi e la sera frastornarmi fra le sofisticate fattezze del jazz, lasciatemi, è la mia estate, è l’estate di klingsor, il Monte Rontana è la mia Collina D’oro ed io vago col cappello di paglia fischiettando e bevendo vino rosso. Non c’è l’euforia di un giorno, purtroppo, c’è un lungo continuo consapevole di gioire nel silenzio muto che affoga dentro di me, pensando ai tuoi occhi che non mi tradiranno più, lo giuro. Da molti mesi non ho più un lavoro, fortunatamente ho una passione, il lavoro è noia e costrizione, la passione è la linfa quotidiana del vivere, è la fusione di me e di ciò che mi circonda che forse, gira come io voglio. mi abbandono all’alternanza, al continuo susseguirsi del mio corpo, il mio essere, che si riempie e si svuota, si riempie e si svuota, si svuota quando ama, si riempie quando quando è solo, si svuota quando corre, si riempie quando riposa ed è pronto a svuotarsi ancora ala prossima battaglia. La mia battaglia ora sei tu, mi sono svuotato per te ed ora mi devo riempire, da zero piano piano lento lento, ancora una volta mi riempiro ed ancorà darò.

Riempire, svuotare, riempire.

Il susseguirsi incalza, oggi sarò quello che sono e lo rinnegherò domani; riempio, svuoto, riempio all’infinito. Ora, io non so chi sono in realtà, certo, potrei sapere qual’è la mia funzione biologica come uomo, come essere umano, ma la mia anima è un’altra cosa, è unica ed inscindibile e forse anche indecifrabile. La mia e la vita di tutti è libera per il mondo a cercare la via per questo mistero che ci avvolge, che ci accompagna ogni giorno.

Io dichiaro di ignorare le trame di qualsiasi romanzo, perchè a conoscerle avrei perso tempo e basta. La mia soddisfazione è di poter trovare qualche pezzo dove sul serio lo scrittore sia riuscito ad indicarmi una qualunque parvenza della nostra fuggitiva realtà.

Con questo sistema, Federigo Tozzi dichiarava di scomporre intuitivamente qualsiasi libro.

Ma in fondo cos’è la poesia? Mi piace definirla il soffio della vita, la letteratura che respira e cerca di spiegare. Ma cosa? Se non il pretesto che cerca di incarnare e impersonare un desiderio che abbiamo dentro ed in cui dobbiamo assolutamente identificarci, in cui dobbiamo trovare un appagamento, una rappresentazione oggettiva dell’idea di moralità che vogliamo sviluppare.

 

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