Mangia per come sei fatto. Costruisci il tuo livello di fitness sulla tua routine.

Il segreto di una buona preparazione è costruire il proprio livello di fitness sulla propria routine.

Non dobbiamo rapportarci a nessuno tranne che a noi stessi; finchè non si comprende che il raggiungimento dell’obiettivo è sempre primariamente personale, saremo sempre in conflitto con noi stessi, perchè involontariamente cerchiamo di essere ciò che sono gli altri, emulando in maniera non molto positiva.

L’emulazione è positiva invece quando l’atleta a cui ci ispiriamo rappresenta una sorta di modello per noi, e cerchiamo di cogliere gli spunti che ci trasmette con creatività ed innovazione.

Ideando e rinnovando i nostri allenamenti; a volte cogliere uno spunto di un amico o di un atleta pro ci aiuta a rinnovare un giro in bici o a trovare nuovi tipi di allenamenti in piscina o di corsa.

Particolari come un determinato modello di scarpe o il perché l’uso di una certa gomma da mtb, possono aprirci un aspetto diverso che spezza la monotonia, se c’è, e ci induce ad una crescita personale rompendo un eventuale situazione di steady state.

Le persone, gli atleti che vogliono cimentarsi seriamente in uno sport, devono focalizzare la loro attenzione sulla concatenazione degli eventi che creano la propria routine.

L’esempio dell’atleta che corre per professione è eclatante; allenarsi sei giorni su sette, avere una giornata organizzata fra allenamenti, specifici e non, mangiare, riposare, comprese le sedute di massaggio, che fanno sempre parte del recupero.

Per questa routine possiamo mediamente considerare giornalmente: 4-5h di allenamento, 1 ora di esercizi a secco, 1 ora di massaggi e a seguire il reintegro alimentare, lo svago e il riposo.

per la routine del non professionista possiamo considerare 2h di allenamento mediamente al giorno, 8 di lavoro ed altre 6 ore fra svago e nutrizione.

considerando per entrambi un riposo notturno di 6-8h, ci si rende conto che la vita del professionista e quella del non professionista è si sostanzialmente diversa, ma con un comune denominatore importante e fondamentale: in entrambi i casi si lavora per cercare un ottimale livello di fitness nella propria routine.

Quindi, vorrei rivolgermi alla grande maggioranza delle persone che si cimentano in uno sport con passione e obiettivi personali, che non fanno dello sport la loro professione ma che vogliono prepararsi al meglio per il raggiungimento dei loro obiettivi.

Il processo di allenamento deve tenere conto di tutti questi fattori, l’allenamento non è solo l’uscita di ciclismo, di nuoto, la seduta a secco in palestra, l’allenamento è solo un aspetto, una specificità inserita in un arco temporale di ben 24 ore!

L’allenamento è la preparazione ad allenarsi!

Se voglio eseguire una sessione pomeridiana e al mattino c’è il lavoro, inizierò col cercare di coricarmi presto la sera, bere una birra di meno (o non berla affatto), alzarmi per tempo e fare una colazione completa, indossare calze a compressione che mi preparano e mi mantengono più attivo nel microcircolo cutaneo, fino ad arrivare all’ora di pranzo in cui il pasto sarà un pasto eccezionalmente indicato a supportare l’attività imminente senza essere esagerato e senza essere scarso.

Ecco, tutto questo è prepararsi ed allenarsi pensando in maniera integrata.

Lo stesso sarà per il recupero; un atleta che lavora su turni per esempio, si deve allenare a sostenere sessioni di allenamento dopo oppure prima il turno di lavoro, è una cosa totalmente differente basata su parametri assolutamente personalizzati che possono dare soddisfazioni molto significative sul piano personale ed anche prestazionale.

Una cosa è avere 8 ore libere centrali nella giornata ed eseguire una sessione, un’altra cosa invece è allenarsi integrando nella propria routine un turno di lavoro!

Tutto questo è possibile, usando le dovute accortezze; più facile per un triathleta, che riesce ad incastrare meglio allenamenti brevi di nuoto e di corsa in una giornata dove può già avere lavorato 8 ore.

Molti atleti amatori in realtà sono poco evoluti, parlo di atleti che non hanno un coach, personale o di team, e dal punto di vista tecnico sbagliano la somministrazione del carico di lavoro non tenendo conto della loro routine!

Copiano gli allenamenti degli altri, magari di persone che ruotano su un livello psicofisico totalmente differente facendo più danno che altro, pensano all’allenamento come ad un mero dato aggiuntivo alla giornata, considerano e dividono gli allenamenti in due blocchi, il carico e lo scarico, mentre non conoscono proprio il concetto di allenare zone intermedie fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi sportivi.

In merito a questo vorrei sottolineare l’importanza di una ripartizione delle intensità di allenamento, per esempio 75% Z2 e Z3, dove andremo a curare il fondo, il recovery, il tempo interval, il restante 25%  fra Z4 e Z5 dove attraverso svariate metodologie di HIIT oppure classici intervalli andiamo ad allenare la zona soglia oppure il massimo consumo d’ossigeno.

Concludo partendo proprio da questo che ho appena scritto; la qualità va contornata e ben predisposta, inutile allenarsi per il vo2max se si è stanchi o reduci da una serata in birreria, inutile fare 5 ore in Z1 perché le gambe non girano, inutile cercare di riempire per forza un contenitore (il nostro corpo) con situazioni fittizie e marginali quando non si ha un ottimale equilibrio che deve essere ricercato in tutta la nostra vita a 360°.

Un atleta è una persona.

Una persona può essere atleta.

Un atleta può fare il mestiere di atleta.

Un atleta può fare un mestiere differente.

Un coach aiuta in tutto questo.

Love the ride ❤

Samuele Peroni

Doublelife Coaching

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