One night in Tunisa.

Molto probabilmente Dizzie Gillespie quando compose ONE NIGHT IN TUNISIA in realtà pensava a tutto all’infuori di quello.

A cosa si ispira un compositore, non tanto nell’opera in se stessa ma riguardo al titolo dell’opera stessa, è sempre un celato mistero.

Ne sono pienamente convinto.

Altrimenti non si spiegherebbe la bellezza ingiustificata e innominata di certi luoghi, mentre tutto ad un tratto ti rendi conto che stai assaporando la magica poesia di un posto e ti accorgi che hai appena dimenticato dove sei, e potresti essere ovunque.

Ecco perché Gizzie in realtà non voleva parlarci, con la sua musica, di una notte in Tunisia, cosa peraltro molto generica, ma piuttosto ad un’idea che lo “tormentava” in quel preciso momento, un’idea fatta di composizione, di improvvisazione, di movimento, di luce, di colore, di aria, di lingua e di parole.

Tutte cose che ho visto ieri sera, attraversando le saline di Cervia al tramonto, mentre assaporavo le luci, i colori, il movimento, l’aria, la lingua e le parole, cercavo la mia improvvisazione e mi perdevo in quel luogo.

E avrei potuto essere ovunque.

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