What i did, ciò che feci un anno fa.

Il 13 agosto 2016 ho corso la leadville trail 100 MTB, una gara in mtb che parte da leadville in Colorado, arriva sul GPM situato sul monte Columbine a 3800 metri sul mare e a ritroso si ritorna a Leadville.

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La partenza, alle 6,30 del mattino, è ad un’altitudine di 3100 metri, ci sono pochissimi gradi ad accompagnarti in quegli attimi iniziali, molto turbati da una miriade di preoccupazioni.

Questa era la gold corral, io ero molto indietro…

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Per me in particolare fu quasi un dramma, inizialmente, scaricando le bici dal pick-up, la mia era senza numero, era volato via nel tragitto dal residence a Copper mtn fino a Leadville, come raccontai lo scorso anno, il numero mi fu prontamente rimpiazzato da Abby Long, ma ebbi anche un altro grosso problema, la ruota anteriore mi si era sgonfiata a zero, e anche dopo esser stata gonfiata non teneva; furono attimi terribili, la corsa stava per partire e io avevo l’anteriore ad 1 bar!

Non mi persi d’animo, partii e in fondo alla prima discesa, ai laghi mi fermai ai piedi della salita e tentai di gonfiare con la bomboletta, senza tanto successo, la mia gara proseguiva affrontanto la prima salita, ero partito dall’ultima griglia e facevo sorpassi all’impazzata per recuperare, avevo una condizione splendida, ero al top.

In cima alla prima salita, il Sugarloaf, c’era il gazebo della Mavic e chiesi assistenza, me la feci gonfiare a 2,5 bar per esser sicuro. Non la toccai più.

in cima al Sugarloaf

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I sorpassi continuavano, in discesa come un pazzo, prima sull’asfalto, dove mi sedevo sul top-tube come i pro su strada e dopo giù dalla Powerline una tecnica e veloce discesa provata qualche giorno prima.

Il mio obiettivo era la Gold Buckle, finisher in meno di nove ore, e avevo i mezzi per farlo, ma purtroppo prima il problema all’anteriore e poi una foratura alla posteriore mi fanno perdere altro tempo ed energie.

La gara prosegue, passo gli amici messicani, Alfredo il più veloce lo prendo sul Columbine, nel video che mi ha girato nel sorpasso si vede che pedalo bene; high torque-high cadence, massima potenza ed economia, stavo scalando il GRAN PREMIO DELLA MONTAGNA A 3800 metri sul livello del mare, la gara più emozionante della mia vita, la condizione migliore della mia vita fino ad ora.

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Gli ultimi chilometri sono segnati da una lenta agonia, pochi crampi, gestibili, prima di risalire la Powerline (a ritroso) nel tratto asfaltato in falsopiano, mi diverto con un gruppetto di giovani ragazzi sponsorizzati, quindi semi professionisti (più o meno come me a parte i miei 44…), bici nuove e tirate, tiriamo come dannati cambiamo e ci stanchiamo, ma alla fine li stacco io! Ad un tratto non ricordo come ma spariscono e resto solo ad affrontare il Powerline. Un macello, scendo a piedi, sono circa al 130 esimo, guardo di continuo il garmin, sono sulle sei ore e mezza circa, si fa! Ci sono per le nove ore, se non fosse per altri dolori, ai piedi, alla schiena, a tutto, le energie vanno a zero e tu sei li a pochissimo, al 160 esimo chilometro ero a leadville, ma ce ne sono ancora 7 di km, si aggira una zona bassa del paese, si risale un letto di un torrente secco con pietre grosse, c’è il vento contro, ancora tanti minuti, e alla fine saranno 22, dopo le nove ore.

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Finisco 381 assoluto su 1400 arrivati ma i partenti erano molti di più, forse partendo da una griglia più avanzata o centrale e gestendo bene le energie, avrei potuto stare nei primi 200 e abbondantemente sotto le 9 ore. Ma questi sono altri discorsi.

Silver Buckle per me, tutta la vita…. great satisfaction!

Il Viaggio e l’avvicinamento.

Domenica sette agosto a Durango, duemila metri, quattro ore di mtb infinitamente belle e a tutta!

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Due giorni dopo arrivo a Crested Butte, siamo a 2900m, quando salgo lo Schofield Pass a 3400 accuso problemi di respirazione ma tranquilli, mancano ancora tanti giorni ed il mio corpo si sta già adattando alla rarefazione dell’ossigeno, rimpiazzando lentamente giorno dopo giorno il 2,3 bifosfoglicerato a livelli adatti per ben sopravvivere a queste alture.

A volte, anzi spesso, l’ignoranza generale e la mancanza di studio (o di pagarsi un coach…), fa fare o dire cose assurde a chi deve preparare un gara in altura; in realtà basta poco, molto poco.

Il giorno 13 agosto ero davvero al top della mia condizione, mi sono presentato a leadville con diecimila km nelle gambe e carico al punto giusto per poter fare davvero la gara della vita.

Si dice di leadville:

The Leadville Trail 100 is an icon of a race in the world of marathon cross-country mountain bike racing, and with this year’s racer head count topping out at just under 2,000 it continues to gain popularity worldwide. For 2016, there were racers from 22 different countries attending the race to bring home a prized gold belt buckle for bragging rights in their local cycling community. The race starts at 10,152 feet in elevation and features over 10,000 feet of climbing at over 10,000 feet with a high point of 12,424 to ensure everyone is at their limits.

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Leadville to Columbine to Leadville :: 100 miles (160km)

The Leadville Trail 100 is a race for the professionals who take the start, but for everyone else it is a battle. It’s either a battle to finish within a certain time, or to merely finish within the 12-hour cutoff. Completing the grueling course is an accomplishment and no matter the time or the placing, a celebration is in order.

Ciò che scrissi il 4 agosto 2016:

Diecimila kilometri, il jazz e l’improvvisazione.
ho sempre amato il jazz, principalmente per un motivo, la sua componente improvvisativa mi affascina. Non potrei vivere senza improvvisare qualsiasi cosa, qualsiasi azione, qualsiasi idea che mi parte dalla testa deve avere la sua componente improvvisativa.
Perchè improvvisare significa esplorare, mettersi alla prova ed affrontarla coi mezzi che si hanno “in tasca”.
In fondo fare una gara o affrontare una lunga prova col corpo e con la mente è simile ad eseguire, suonando, un brano jazz; esiste in tutto questo una parte composta, cioè scritta e arrangiata, e una parte improvvisata.
Ma il jazz non è il solo a sobbarcarsi questo onere, a sostenere questo “impegno” sulla legittimità dell’improvvisazione, anche mille anni prima, prima cioè che la musica afroamericana prendesse forma, successe la stessa cosa con la musica polifonica; quando i monaci eseguivano i canti Gregoriani, questi erano totalmente improvvisati, ricordati e riprodotti, ed ogni esecuzione era unica.
Ecco, l’unicità.
In quest’ottica, la preparazione diventa come un valore quasi non necessario, un “di più” che sotto un certo punto di vista non serve; raccogli il coraggio e le tue forze e valuta cosa puoi fare, improvvisando con le tue possibilità.
Vogliamo chiamarla consapevolezza? oppure, andando più in profondità, la capacità immediata di essere consapevoli su ciò che possiamo fare?
Bene, detto questo, fra pochi giorni il mio viaggio finirà, nello specifico, sono otto mesi che mi sto preparando per una PROVA, la Leadville 100 MTB, e il 13 agosto tutto finirà, o meglio, inizierà la parte più bella e più significativa del viaggio.
Cosa mi porto in Colorado? La consapevolezza di potercela fare? Sicuramente questo sì, rafforzata da diecimila kilometri percorsi in bicicletta in questi otto mesi.
Quanto influirà la mia capacità di improvvisare e quanto la mia preparazione?
Ora non posso saperlo, ma nel frattempo sono consapevole di essere, l’insieme di tutte le mie esperienze, le mie gare, tutte le situazioni che mi hanno costruito fino a qui per diventare più maturo e più forte, in una linea di partenza, come sempre gremita da altri atleti, tutti forti, tutti unici, tutti diversi e tutti uguali.
tutti uguali in fondo, ma diversi, perchè dove finisce il nostro corpo, inizia la nostra unicità.

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