Correre per le montagne.

“un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è (appunto) una macchina per generare interpretazioni”.
Prendo spunto da questo scritto di Umberto Eco del 1983, direi che è una frase straordinaria che trova, se vuole, tante collocazioni in tanti ambiti; io naturalmente voglio applicarla nell’ambito sportivo, nella parte più profonda dello sport di cui voglio parlarvi, la corsa in montagna.
Un corridore non deve fornire interpretazioni delle propria corsa, altrimenti non si dedicherebbe a correrla, tuttalpiù il risultato finale è una macchina per generare interpretazioni.
Ecco, la frase di Eco applicata nel suo significato nel contesto della corsa.
Una corsa non va quindi interpretata, va studiata, preparata ed eseguita e alla fine, il risultato finale farà parlare di se ed ognuno potrà liberamente dare la propria interpretazione.
Un atleta quindi deve avere secondo me un approccio in primo luogo profondo verso la corsa che sta preparando, è importante capire che non sono fondamentali i mezzi con cui si affrontano le prove ma il modo in cui si preparano le prove.
C’è in ognuno di noi una maniera assolutamente personale di vivere e prepararsi alla corsa, è qualcosa di profondamente nostro di cui spesso è difficile parlarne agli altri aspettandosi che gli altri capiscano ciò che stiamo provando o ciò che abbiamo provato.
Io ammiro tutti coloro che corrono con rispetto, verso gli altri, verso la corsa, verso ciò che li circonda e cerco, ogni volta che conosco persone nuove, di capire cosa questi hanno da offrirmi e spero con le nuove conoscenze, di arricchirmi e di raggiungere un poco alla volta quello che ancora mi manca, come persona.
Gli atleti sono persone, le persone possono essere atleti; siamo davvero sicuri che per correre veloci sulle montagne abbiamo solo bisogno di scarpe, allenamenti tecnici, integratori?
Sappiamo bene che non è così, ed infatti nei momenti duri, dove si soffre, dove si devono sostenere grandi sforzi, l’unica cosa che davvero ci aiuta è ciò che viene generato dal cervello.
Ciò che ci portiamo dentro lo facciamo uscire ad ogni nostro gesto, la rabbia o la felicità condizionano la nostra vita verso noi stessi e nelle relazioni con gli altri.
Ecco ciò che serve davvero per correre per le montagne, ciò che in fondo serve ogni giorno.
Anche questo è coaching.

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