L’allenamento perfetto

Per fare bisogna sapere, per sapere bisogna conoscere, per conoscere bisogna provare.

L’allenamento perfetto in realtà non esiste; non esiste nulla che non sia più efficace di una cosa che tu puoi fare per te stesso, ma anche affidarsi ad un preparatore è una cosa che puoi fare per te stesso.

In realtà, dietro alla difficoltà di fare un mestiere come il preparatore fisico, c’è una capacità comunicativa, una capacità visiva e una capacità immaginativa, tutti strumenti indispensabili per poter, anche solo minimamente, avvicinarsi alla vita di una persona, e guidarla verso una determinata condizione.

Perchè dico minimamente? Perchè lo spettro è ampissimo, e nella prestazione finale di un atleta che raggiunge un obiettivo, ritengo che l’incidenza del coach sia in parità, se non in maggioranza, attribuibile ad una capacità relazionale, mentre in una minore ad indicazioni tecniche.

Detto questo, la difficoltà di questo lavoro è davvero comprendere le qualità degli atleti ed esaltarla, ma per fare questo occorre conoscere la persona, in fondo, un atleta è una persona, anzi, prima di essere atleti sono persone e prima di aiutarli a raggiungere “obiettivi meccanici” bisogna cercare un’importante e fruttuosa via di comunicazione, basata sulla franchezza, la fiducia e il rispetto.

La comprensione profonda di ciò che ci apprestiamo a fare, ci darà il giusto modo di approcciarci e dedicare di conseguenza il relativo interesse, ed in ogni caso, l’interesse che merita.

Detto questo, vorrei ora parlare di allenamento come fattore stressogeno che porta l’atleta al miglioramento delle proprie capacità quindi a comportarsi meglio durante una prestazione se non addirittura a raggiungere il tanto desiderato obiettivo stagionale.

La somministrazione dell’allenamento ha come inizio la valutazione dello stato attuale, l’analisi delle capacità atletiche ed organiche; un test valutativo sarà inteso come punto di partenza, il dato che avremo ricavato sarà un valore puramente di riferimento, ma assieme anche oggettivo; l’importante sarà prendere un riferimento e confrontarlo nel tempo con i test successivi che dovranno avere tecnicamente le stesse condizioni.

In questi anni, la mia concentrazione massima è stata focalizzata sull’uso dei misuratori di potenza e sui cardiofrequenzimetri, che usati assieme, nel ciclismo e nel triathlon, danno un profilo piuttosto completo sulla condizione dell’atleta e sulla prestazione che sta effettuando; il power-meter ci dà un parametro oggettivo di ciò che stiamo producendo in termini di energia sviluppata, mentre il cardio ci dà una risposta organica che deve servire da interpretazione raffrontandola con il dato di potenza.

Questo valore, relativo alla potenza, opportunamente calcolato è l’FTP, la potenza funzionale alla soglia.

La FTP è un valore utile, ripeto, a titolo sia riferimentale sia oggettivo, ma se vogliamo anche troppo “grossolano”, in quanto i range di watt che ne risultano possono essere troppo ampi, nel caso di una preparazione di un atleta di livello che cerca la performance assoluta.

Infatti, la metodologia che studio e che applico è la polarizzata, dove è fondamentale riuscire ad individuare il punto esatto in cui, in prossimità della soglia anaerobica, il lattato è in parità, ovvero nel suo perfetto turnover, ossia tanto viene prodotto e tanto viene smaltito.

L’allenamento alla soglia per sviluppare una potente frazione utilizzabile di Vo2max deve basarsi su un dato preciso ed unico per non fare errori di somministrazione in cui il carico di allenamento sia troppo intenso (dove si andrebbe ad allenare solo la Vo2max) oppure troppo blando andando a potenziare in questo caso solo la Z3.

Tempo fa ho eseguito prove in pista di atletica dove andavo ad individuare, tramite test Conconi, la zona di deflessione, che se non altro, fornisce un dato preciso per quanto riguarda il punto di riferimento, cioè la soglia anaerobica, peccato che, la “violenza” di tale test non consenta all’organismo di gestire il lattato come dovrebbe, cioè di riutilizzarlo arrivando gradualmente al turnover, mentre invece nell’atleta avviene una superproduzione che non si smaltisce e che viene accumulata fino al punto in cui tutto il meccanismo cede cercando forzatamente la via aerobica per lo smaltimento, facendo decadere la prestazione.

In realtà un “vero punto di soglia” non esiste, ma esiste il momento in cui la produzione di lattato diventa ingente e l’organismo non è più in grado di resintetizzarlo; il test Conconi indica questo punto, il preparatore annota il dato di frequenza cardiaca e su esso calcola le zone di allenamento, ma ciò che manca appunto, è un profilo più completo che analizza la cinetica del lattato.

Un test FTP, per il ciclismo, è più completo e attendibile; produciamo un wattaggio ad un regime organico massimo possibile, nell’arco di almeno 20′ eseguito con progressione regolare dove la produzione di lattato aumenta ma con gradualità.

Per la corsa a piedi invece, un test che definirei analogo e alquanto valido è quello dei 5000m, eseguiti in adeguata progressione meglio se in pista di atletica.

Recentemente, nuovi software, permettono l’analisi più approfondita del wattaggio prodotto e della frequenza cardiaca sviluppata per la prestazione, e l’analisi di curve di potenza permette l’idividuazione di punti precisi in cui un atleta deve concentrarsi per eseguire allenamenti performanti al 100%.

Ritornando sulla FTP, in realtà il dato che si ottiene è legato al test, cioè alla prestazione in se stessa che deve essere massimale (60′ il protocollo originale, portato a 20′ per questioni pratiche), le zone che si ricavano rappresentano i limiti massimali a cui ci si deve riferire per ogni seduta di allenamento; ogni prestazione fornita, che sia gara o allenamento avrà come parametri principali la potenza media espressa per tutta la durata dell’evento, la potenza normalizzata (NP, è una media che tiene conto dei picchi negativi e positivi) e anche la FTP relativa alla prestazione.

Più la FTP è alta e quindi è più vicina alla FTP del test e più la prestazione è stata significativa, allo stesso modo anche l’analisi della NP e non da ultimo le analisi delle medie massime per lassi di tempo dai 5” ai 5′ e oltre a seconda dei software utilizzati.

In definitiva un misuratore aiuta nella preparazione, nell’individuare impeccabilmente le zone allenanti, nel monitoraggio della progressione degli allenamenti, cioè per la crescita dello stato di forma, nell’analisi del lavoro svolto e anche durante la gara, utilizzando diversi accorgimenti sulle schermate dell’interfaccia, è possibile impostare una linea guida per esprimere un wattaggio regolare ed adeguato alla competizione che si sta affrontando.

Nella foto sotto si può osservare una sintesi di diversi allenamenti dove possiamo notare i valori importanti che consentono il monitoraggio delle performance, le medie massime per 5”, 1′, 5′, 20′ e la FTP prodotta ad ogni giro! E’ chiaro che per stabilire le zone serva impostare una FTP che provenga da un test (in questo caso 285w), ed è singolare pensare che ad ogni allenamento alla fine corrisponda una diversa FTP a seconda dell’intensità.

Se vuoi saperne di più contattami qui: samueleperoni71@gmail.com

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