Passista o scalatore?

36552233_1698256140282246_4419527077070372864_nScopo del bravo preparatore è quello di individuare, attraverso test dedicati, non solo valori di potenza di riferimento (FTP) ma di saper individuare, in relazione all’FTP stessa, la giusta CPV (velocità di rotazione del pedale), cioè la più ottimale RPM che ogni atleta riesce ad ottimizzare dalle sue caratteristiche innate.

Detto questo, vorrei entrare nel delicato argomento del rapporto fra la potenza prodotta dal gesto pedalato, (watt), e la cadenza di pedalata, intensa nella maniera più specifica della CPV, ovvero la velocità di rotazione del pedale, prendendo spunto pratico dalla mia recente granfondo a cui ho partecipato il primo luglio scorso a Le Bourg D’Oisans, Rhone-alpes, 175km e circa 4000m D+.

Prima salita Hors Categorie, Col de la Morte; si attacca al 20° km, 13km di salita, media 8%, ho prodotto 232w medi per 78rpm, salito al 100% della mia FTP, decisamente troppo veloce per essere all’inizio di una corsa di 175km!morte
Seconda salita, sempre sui 13km ma con meno pendenza, più “stesa” e un pò spezzata da falsopiani, ho preso in considerazione l’ultimo segmento da 5km; 225w medi per 74rpm, salito all’88% della mia FTP, la salita si attaccava all’80° km.orno
Terza salita, la più bella, il mio “capolavoro”, anche questa classificata HC, Villard Reculas-Col du Sarenne che passa per l’ultima parte dell’Alpe d’Huez, si inizia al 102° km con ben 1251m di dislivello; 27km al 5%, potenza media 187w e 72 rpm medi.sarenn
Qualche considerazione: Nei tre GPM di questa corsa posso notare che la mia rpm ottimale, quella che mi viene naturale e che mi permette una buona produzione di potenza ed avere una certa economia, è fra le 72-78 rpm, in base alle pendenze ed alle lunghezze delle varie fasi della salita. Nella prima salita al 100% della FTP si registra la maggior potenza media e la maggior RPM media, ma si tratta anche della salita più ripida e relativamente breve rispetto alle altre.
la cadenza di pedalata, o la velocità della rotazione del pedale (CPV) è il dato sicuramente più importante a cui deve attenersi un ciclista, (forse più della potenza espressa come watt!), essa è strettamente correlata alla fisiologia di esercizio delle fibre muscolari; è assolutamente soggettivo e sempre molto differente il tipo di intervento di tali parametri.
in realtà la cadenza ottimale non esiste, così come non esiste la pianura assoluta oppure una salita al 7% costante, il ciclista pedala attraverso percentuali infinitamente variabili ogni giorno su ogni tipo di strada, ciò che serve davvero è uno studio approfondito sulla nostra pedalata e sull’intervento delle nostre fibre muscolari per esaltarne al meglio le peculiarità.
Uno strumento utile è il power meter che, attraverso l’analisi dei quadranti ci permette di capire l’azione muscolare inteso come potenza espressa in relazione alla velocità della rotazione del pedale.
E’ necessario studiare e ricercare La forza che si esprime sui pedali attraverso la CPV per ottimizzare gli allenamenti che vanno personalizzati per ogni atleta; la differenza fra passista/velocista e scalatore è appunto nell’intervento e nella natura delle fibre muscolari, che sono definite nella nascita ma si modificano lentamente nel corso degli anni di vita sportiva.Le variazioni di potenza sono strettamente correlate tra la velocità e la forza prodotta dai muscoli delle gambe per generare la potenza necessaria, in questo senso, la cadenza di pedalata si può intendere come “velocità di contrazione muscolare”.
Credo che sia importante capire come le fibre muscolari, divise nei loro principali gruppi, sono, come si sa, le bianche, spesse e rapide (FT), e le rosse, sottili e lente (ST) che a loro volta si dividono i diversi sottogruppi, non siano “realmente e giustamente” modificabili sostanzialmente dall’allenamento mirato, ma credo che possano essere leggermente coinvolte in un determinato piano di allenamento che per una stagione, o più precisamente per un determinato macrociclo, possano essere indirizzate ad un picco di forma vantaggioso nei confronti della competizione che si sta preparando, senza avere la pretesa di agire su modificazioni impossibili e strettamente legate alla genetica di ogni atleta.A questo punto viene da chiedersi se un allenamento ad “hoc”, mirato cioè a un certo “Firing” e di conseguenza allo stimolo di determinate fibre possa innanzi tutto realizzarsi in pratica ed in secondo luogo possa dare dei benefici.
Io credo che in base alla legenda del Quadrante si possa presupporre che un ottimo allenamento “ideale” sia da identificarsi a metà fra il primo e secondo quadrante nella parte alta relativa alla High Force, in questa situazione si intrecciano le maggiori situazioni di stress metabolico e muscolare, si lavora ad alto VO2MAX ed ad alta cadenza producendo elevati valori di potenza per intervalli elevati e quindi si potrebbe avere la duplice funzione di allenamento qualitativo, più adattamento delle fibre muscolari alla gestualità ed alla disciplina che stiamo preparando.Senza nome

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