Ironman, una gara dinamica.

Jan Frodeno, a poche settimane dalla vittoria di Pechino dove conquistò la medaglia d’oro nel triathlon olimpico, rilasciò una intervista nella quale rispondendo alla domanda, riguardo ad una sua futura partecipazione alle lunghe distanze dichiarò senza mezzi termini che non avrebbe mai partecipato ad una gara “lunga” nella quale sarebbe stato impegnato dal mattino fino a sera perchè sarebbe stato piuttosto noioso.

Poi, sappiamo tutti com’è andata a finire, nel giro di pochi anni Frodeno è diventato uno dei maggiori interpreti e campioni della lunga distanza Ironman vincendo molte gare importanti e stabilendo record impressionanti.

In effetti lui è stato di parola, o perlomeno, dal punto di vista della noia ha cercato di annientarla, correndo il “suo ironman” a mò di distanza olimpica, facendolo diventare una gara molto più dinamica.

In realtà anche Mcormack, Alexander, Stadler avevano già “spianato” e livellato i tempi di percorrenza, ma questo discorso di Frodeno mi piacque moltissimo, perchè io ero e sono tutt’ora un atleta off-road ed esprimo il meglio delle mie caratteristiche nella specialità Xterra e anch’io sostenevo motivazioni similari, dicendo e ribadendo da anni che l’Xterra è più breve si, ma anche più intenso, più dinamico, appunto.

Partecipai al mio primo Ironman nel 2010, l’Elbaman fu la mia scelta, sia per sostenere un brand italiano, sia per disputare una bella gara nella splendida isola D’Elba a discapito dalla temuta durezza di questa gara conosciuta da tutti i triatleti del mondo.

Per la cronaca, la mia gara finì al 18° km della maratona, avevo davvero dato tanto nel nuoto e nella bici, ma soprattutto il percorso in bici, con il dislivello che presenta, lo affrontai di petto, ma anche con la dovuta moderazione ma ciò non bastò a farmi terminare la gara; il mio obiettivo allora era di “finirla” correndo anche molto lentamente ma correndo, l’insorgere di crampi mi costrinse a camminare e non ebbi pazienza di aspettare di riprovare, ero deluso, “o corro o mi ritiro” l’ironman non lo si cammina, e mi ritirai.

Da allora ho lasciato l’Ironman e ho fatto tante gare Xterra e 70.3, correndo a tutta senza alcun risparmio e direi con buoni risultati a ripensarci adesso; questo era il mio approccio al dinamismo, “in una corsa si corre, in una passeggiata si cammina”, ma sebbene nella passeggiata ci sia di per se un dinamismo, il dinamismo della gara fatta correndo è altra categoria e come tale va rispettata.

Mont Tremblant 2018, cosa è successo? Samuele Peroni, atleta ed anche coach, si è preparato per una gara dinamica; obiettivo nuoto 1h5′-1h10′, ciclismo media 30km/h, maratona correre ai 6.

La corsa è da sempre il mio “lato” debole, storicamente e biomeccanicamente devo cercare di difendermi quando in una gara di triathlon mi appresto alla terza frazione, specie se le distanze da percorrere di corsa sono lunghe. Ho cercato di lavorare duramente eseguendo dei brick bilanciati con ciclismo di volume e corsa breve molto intensa, alternata a corse lunghe di volume ma a bassa intensità, ma non sempre le cose funzionano alla perfezione.

A Mont Tremblant, la frazione di ciclismo mi ha stupito ed anche un pò sorpreso, divisa in due parti, la prima veloce con lunghi saliscendi, consentiva di raggiungere velocità considerevoli, situazione che si contrapponeva  nella seconda parte con la “Chemin du Duplessis”; sostanzialmente una salita, fatta a “gradoni dolci” una cosa abbastanza indescrivibile, non ho mai visto una sezione del genere, ed in ogni caso molto dispendiosa energicamente, da fare due volte, alla fine il D+ segna 1800.

Diciamo che quando preparo un atleta per una gara, cerco sempre di impostargli il ritmo da tenere in corsa, cioè di allenare il passo gara previsto; lo stesso ho fatto con me stesso, nuoto 1.45/100m, ciclismo 30km/h media, per cui non avevo nessuna intenzione di pedalare a media inferiore per essere sicuro di aver “salvato” una lenta maratona, ma pur sempre una maratona ed avevo una previsione di 4h20-4h30′.

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In questa foto, la frequenza cardiaca durante la frazione di ciclismo, 29′ in zona soglia che hanno senz’altro influito sulla scadenza della prestazione podistica, ma non più di tanto, la grande Z3 sta a testimoniare l’ottimo lavoro svolto per avere una frazione veloce “sottosoglia”.

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Ed ecco la maratona, nel grafico vediamo la FC partire bene poi lentamente esaurirsi verso il 12° km, crisi profonda fino al 17° dove sono riuscito a riprendermi e a correre con un ritmo abbastanza uniforme, anche se dovevo comunque inserire dei tratti molto blandi per recuperare.

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Purtroppo, un problema al garmin ha impedito di interfacciarsi col power-meter e non è possibile analizzare altri dati, se non quelli relativi alle sensazioni, alla percezione dello sforzo, (fra l’altro quasi inesistente nella frazione ciclistica e nel nuoto), sensazione di velocità del tempo che scorre, direi molto veloce, e questa è una cosa che amo specie nelle lunghe distanze, per il resto, un Ironman è una corsa contro se stessi ed il cronometro dentro noi stessi, non c’è, se non di poco, un appagamento materiale dovuto a ciò che vedi attorno a te, l’operazione che stai compiendo sulla terra è solo quella di spostarsi più velocemente possibile per arrivare a chiudere il grande sforzo nel minor tempo possibile; questo è l’ironman.

Francamente, mi reputo una persona fortunata, ed ho corso nella mia vita gare stupende come l’Xterra World Championship alle Hawaii e la leadville 100 miles mtb, tutto ciò che hai attorno è meraviglioso, l’occhio e l’anima ne sono ripagati ancor prima di cercare a tutti costi il miglior crono.

Credo che, come atleta, ho capito di dover spostarmi e concentrarmi maggiormente sulla frazione podistica, il punto debole è quello, il nuoto e la bici vengono senza eccessive difficoltà; se Samuele decidesse di iscriversi ad un altro IM, questa sarebbe la ricetta!

Essere capaci di analizzare i propri dati, anche interiori, è importante, avere la capacità di prendere i punti deboli e trasformarli in punti di forza è fondamentale, è sicuramente l’approccio giusto che bisogna avere per affrontare ogni sorta di competizione, nello sport e nella vita.

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