L’uomo, macchina non macchina; l’importanza della definizione degli obiettivi.

Ultimamente il mio approccio con gli atleti che seguo sta prendendo un’onda ampia, dove in mezzo c’è tanto spazio per respirare, respirare e riflettere, lentamente. Ho sempre pensato che gli atleti sono persone, persone che fanno gli atleti, una sorta di “dualismo” che richiede la giusta attenzione, e questo è appunto il principio che sostengo quando definisco la mia attività DOUBLELIFE COACHING.

Dico respiro e intendo dire che bisogna prendersi la giusta calma per affrontare le cose, allontanare i ritmi frenetici, o perlomeno esserne consapevoli ed affrontarli cercando una misurata diluizione; nessun principio di allenamento sarà in sintonia con il nostro corpo se lo facciamo in maniera troppo affrettata, convulsa per cui inutilmente sterile, perchè si troverà a creare un’ulteriore disarmonia con noi stessi.

E poi smettiamo di pensare al corpo ed alla mente come due cose separate; si pensa sempre troppo al corpo, all’estetica, all’esteriorità delle cose, abbiamo il culto del bello anche a discapito della funzionalità. Diamo più importanza alle azioni che facciamo automaticamente col corpo rispetto ad azioni che realmente facciamo partire dal cervello dopo averle ragionate, ponderate e prodotte.

Sappiamo tutti che il cervello razionalizza per cui ci rallenta nelle decisioni, infatti scopo dell’allenamento è farci superare la razionalizzazione, mediante la ripetitività del gesto, come all’infinito, così da poterlo eseguire ad occhi chiusi, aggirando la corteccia prefrontale che elabora, razionalizza ma rallenta tutto il meccanismo, impedendoci di raggiungere il flusso che porta l’atleta verso la massima prestazione.

Tutto questo per dire che mi piace parlare alle persone che devono fare gli atleti, parlare non è trasmettere un file con lavori matematici e di precisione, parlare è spiegare, senza l’ausilio di una tabella, come poter raggiungere un obiettivo attraverso un processo di allenamento.

Certo poi esiste la fisiologia dell’esercizio che è rigorosa, ma è anche vero che, per fortuna, che la scienza precisa e rigida alla fine trova sempre le sue interpretazioni se è vero che la nostra genetica è diversa da individuo a individuo!

Ho sempre pensato che “tutti possono fare tutto”, Perché se alla base c’è un’attenta ricerca di definizione degli obiettivi, teoricamente ciò che elabori e definisci come tuo obiettivo è alla tua portata e quindi fattibile!

Conoscersi, essere pienamente maturi ed attenti, significa sapere automaticamente ciò che si è in grado di fare, questa capacità deve muoversi sul filo della coscienza ed incoscienza di ciò che reputiamo di esser in grado di affrontare o non affrontare.

Quel pizzico di dubbio che quasi sempre abbiamo, deve essere la molla che ci spinge ad avere successo nella prova, non il mancato coraggio di affrontarla!

L’uomo è una macchina meravigliosa, ma una macchina non macchina, perché pensa e produce, che si voglia o no, un’emotività.

Puoi allenarti quanto vuoi, ma se dentro di te stai male, sei confuso e non sei positivo ti fermerai molto presto, mentre chi corre al tuo fianco magari è meno dotato di te ma ha saputo ottimizzare al meglio con consapevolezza le sue risorse e con quel poco volerà lontano, senza apparenze, senza fronzoli ma dritto al suo obiettivo.

Saper vedere i propri obiettivi è già il nostro successo.

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